TEMA IN CLASSE 25 MARZO

TIP. A ANALISI DEL TESTO 

A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXIII 

Appena introdotto l’innominato, Federigo gli andò incontro, con un volto premuroso e sereno, e con le braccia aperte, come a una persona desiderata, e fece subito cenno al cappellano che uscisse: il quale ubbidì. 

I due rimasti stettero alquanto senza parlare, e diversamente sospesi. L’innominato, ch’era stato come portato lì per forza da una smania inesplicabile, piuttosto che condotto da un determinato disegno, ci stava anche come per forza, straziato da due passioni opposte, quel desiderio e quella speranza confusa di trovare un refrigerio al tormento interno, e dall’altra parte una stizza, una vergogna di venir lì come un pentito, come un sottomesso, come un miserabile, a confessarsi in colpa, a implorare un uomo: e non trovava parole,  quasi ne cercava. Però, alzando gli occhi in viso a quell’uomo, si sentiva sempre più penetrare da un sentimento di venerazione imperioso insieme e soave, che, aumentando la fiducia, mitigava il dispetto, e senza prender l’orgoglio di fronte, l’abbatteva, e, dirò così, gl’imponeva silenzio. 

La presenza di Federigo era infatti di quelle che annunziano una superiorità, e la fanno amare. Il portamento era naturalmente composto, e quasi involontariamente maestoso, non incurvato  impigrito punto dagli anni; l’occhio grave e vivace, la fronte serena e pensierosa; con la canizie, nel pallore, tra i segni dell’astinenza, della meditazione, della fatica, una specie di floridezza verginale: tutte le forme del volto indicavano che, in altre età, c’era stata quella che più propriamente si chiama bellezza; l’abitudine de’ pensieri solenni e benevoli, la pace interna d’una lunga vita, l’amore degli uomini, la gioia continua d’una speranza ineffabile, vi avevano sostituita una, direi quasi, bellezza senile, che spiccava ancor più in quella magnifica semplicità della porpora. 

Tenne anche lui, qualche momento, fisso nell’aspetto dell’innominato il suo sguardo penetrante, ed esercitato da lungo tempo a ritrarre dai sembianti i pensieri; e, sotto a quel fosco e a quel turbato, parendogli di scoprire sempre più qualcosa di conforme alla speranza da lui concepita al primo annunzio d’una tal visita, tutt’animato, “oh!” disse: “che preziosa visita è questa! e quanto vi devo esser grato d’una sì buona risoluzione; quantunque per me abbia un po’ del rimprovero!” 

“Rimprovero!” esclamò il signore maravigliato, ma raddolcito da quelle parole e da quel fare, e contento che il cardinale avesse rotto il ghiaccio, e avviato un discorso qualunque. 

“Certo, m’è un rimprovero,” riprese questo, “ch’io mi sia lasciato prevenir da voi; quando, da tanto tempo, tante volte, avrei dovuto venir da voi io.” 

“Da me, voi! Sapete chi sono? V’hanno detto bene il mio nome?” 

“E questa consolazione ch’io sento, e che, certo, vi si manifesta nel mio aspetto, vi par egli ch’io dovessi provarla all’annunzio, alla vista d’uno sconosciuto? Siete voi che me la fate provare; voi, dico, che avrei dovuto cercare; voi che almeno ho tanto amato e pianto, per cui ho tanto pregato; voi, de’ miei figli, che pure amo tutti e di cuore, quello che avrei più desiderato d’accogliere e d’abbracciare, se avessi creduto di poterlo sperare. Ma Dio sa fare Egli solo le maraviglie, e supplisce alla debolezza, alla lentezza de’ suoi poveri servi.” 

L’innominato stava attonito a quel dire così infiammato, a quelle parole, che rispondevano tanto risolutamente a ciò che non aveva ancor detto,  era ben determinato di dire; e commosso ma sbalordito, stava in silenzio. “E che?” riprese, ancor più affettuosamente, Federigo: “voi avete una buona nuova da darmi, e me la fate tanto sospirare?” 

 

COMPRENSIONE E ANALISI 

Puoi rispondere discorsivamente seguendo l'ordine delle domande oppure, sempre discorsivamente, ma collegando e mescolando l'ordine delle domande. 

  • L'innominato e il cardinale Borromeo, rimasti da soli, stanno diversamente sospesi. Spiega in particolare l'avverbio diversamente, servendoti di quanto precisa il narratore onnisciente in merito allo stato d'animo dell'uno e dell'altro nelle righe successive.  

  • I termini smania e disegno sono in opposizione: a che cosa fanno rispettivamente riferimento? 

  • Le prime frasi rivolte dal cardinale all'innominato sono rivelatrici da parte sua di un notevole acume psicologico, in particolare quando fa riferimento a un rimprovero che muove a se stesso. Di quale rimprovero si tratta e perché il riferimento suscita la meraviglia dell'innominato? 

 

APPROFONDIMENTO 

“Da me, voi! Sapete chi sono? V’hanno detto bene il mio nome?” Esclama l’innominato quando si rende conto di quello che sarebbe stato disposto a fare per lui il cardinale. Approfondisci il tipo di sentimento che prova da una parte il primo e poi dall’altra il secondo, e prendi in considerazione anche il contesto all’interno del quale entrambi si muovono: come avrebbe dovuto reagire, in base al senso comune, il cardinale di fronte a un soggetto come l’innominato? Perché, dal punto di vista del cardinale, la reazione comune è invece palesemente sbagliata?  

L’innominato stava attonito a quel dire così infiammato, a quelle parole, che rispondevano tanto risolutamente a ciò che non aveva ancor detto,  era ben determinato di dire; e commosso ma sbalordito, stava in silenzio. “E che?” riprese, ancor più affettuosamente, Federigo: “voi avete una buona nuova da darmi, e me la fate tanto sospirare?” Il cardinale, con queste ultime parole, rappresenta un tipo di religioso che, sotto certi profili, è simile a padre Cristoforo e al contempo molto differente da don Abbondio. Spiega che tipi differenti di religiosità siano.  

 

TIP. B ESPOSITIVO/ARGOMENTATIVO 

L’esposizione ripetuta, guidata dagli algoritmi, può farci abituare alle scene di violenza, diminuendo col tempo la risposta emotiva e l’empatia. Mentre qualcuno diventa emotivamente insensibile o esausto a causa della quantità di contenuti tragici, altri sperimentano ansia, paura o traumi secondari dovuti alla ripetuta esposizione alla violenza online. Sanjeev Jain, psichiatra del National institute of mental health and neuro sciences (Nimhans) di Bangalore, in India, aggiunge che le società possono gradualmente assuefarsi alla violenza quando la morte viene separata dal suo contesto umano. 

Richiamandosi alla filosofa Hannah Arendt e alla sua idea della “banalità del male”, spiega che le atrocità avvengono non solo per odio, ma anche attraverso ordinari processi burocratici in cui gli individui si limitano a eseguire ordini. Con il passare del tempo, questo può trasformare la sofferenza umana in un dettaglio amministrativo e ridurre le vittime a statistiche. “Quando uccidere diventa una routine, semplicemente un’altra procedura da seguire, la scala della violenza può espandersi in modo drammatico”, afferma Jain. 

Secondo lo psichiatra, le gerarchie globali influenzano anche l’empatia: mentre i morti in occidente sono spesso raccontati attraverso storie personali, in gran parte del mondo non occidentale le vittime sono ridotte a “numeri”.  

Da “Internazionale”, stralcio da un articolo pubblicato su una rivista indiana nel mese di marzo 2025 (proposta interamente sul blog) 

Puoi rispondere discorsivamente seguendo l'ordine delle domande oppure, sempre discorsivamente, collegando e mescolando l'ordine delle domande. 

COMPRENSIONE/ANALISI 

  • Esposizione ripetuta a scene di violenza e assenza di empatia: in che modo, secondo l’autrice, si realizza questo causa effetto che si potrebbe ritenere controintuitivo? 

  • Ansia, paura e traumi secondari sono manifestazioni ritenute “sane” in base all’articolo? 

  • Quale impatto sui comportamenti nella realtà ha la ripetuta esposizione a scene di violenza, sempre in base all’articolo? 

  • In base a quale considerazione nell’articolo viene introdotto il riferimento a Hannah Arendt? 

APPROFONDIMENTO 

Rifletti sull’abitudine e sulla violenza, servendoti di esempi ricavati dall’esperienza personale e/o letteraria oppure di fatti della contemporaneità come quelli di cui tratta l’articolo di “Internazionale”. Non si tratta di esprimere giudizi, ma di condurre un’analisi convincente e di allargare i confini del discorso anche di là dai confini proposti nel medesimo articolo.  

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