RITRATTO DI DIDONE dal IV al VI libro (366 parole)
Un breve ritratto di Didone, che sfrutti i loci virgiliani dell'Eneide, può a volontà partire dal IV o dal VI libro. Scelgo la seconda via, dalla morte alla vita, invece della prima, per onorare l'ispirazione elegiaca del poeta latino invece di quella epica: rendo così omaggio alla sua anima immortale di scrittore, invece che a quella mortale del poeta di corte di Ottaviano Augusto e del suo organizzatore culturale Mecenate.
Una Didone di smalto, pietrificata e muta come se su di lei si fosse posato lo sguardo mortale della Gorgone, incontra Enea nella sua catabasi infera accompagnato dalla Sibilla. Il poeta indugia per alcuni versi a descrivere la reazione dell'eroe troiano nel vederla apparire nei pressi del fitto bosco infernale: Io sono stato la causa della tua morte? Eppure ti giuro sulle stelle, sugli dei, e se qualcosa fa fede sotto la terra, malvolentieri, regina, ho lasciato il tuo paese . Ma il comando divino che adesso mi fa andare in mezzo alle ombre, per luoghi squallidi e desolati, nel buio profondo, mi obbligò col suo potere, e non potevo credere che la mia partenza t’avrebbe dato tanto dolore. Fermati, non ti sottrarre al mio sguardo. Chi fuggi? Per destino, è questa l’ultima volta che posso parlarti”. Né parole né lacrime valgono a rendere meno vuoto lo sguardo della suicida per amore, che ostile trova rifugio nella selva, dove l'attende il marito Sicheo. Questa indimenticabile rappresentazione dell'amore offeso in maniera irredimibile e irreversibile, offusca quanto s'imprime nella memoria del lettore leggendo l'elegia d'amore che Virgilio innalza nel IV libro, in particolare nei versi che danno espressione al sentimento ormai inequivocabilmente nato nel cuore della regina cartaginese. Poco prima del dialogo con la sorella Anna, è un fuoco profondo quello che ormai divora, letteralmente un furor, una Didone insonne dopo aver ascoltato e condiviso le vicissitudini dell'eroe raccontate durante il banchetto. Da questa immagine si capisce già, è il poeta a lasciarlo intendere, che quello che Didone si predispone a vivere è un amore a morte, una passione funesta, apportatrice di lutto, cui fa da accompagnamento il pianto disperato che effonde nelle braccia della sorella, inutilmente rassicurante su quello che potrà accadere se Enea e Didone diventeranno amanti.
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