TEMA IN CLASSE del 10 febbraio- indicazioni
I traccia: proporrò una citazione da Preghiera per Cernobyl che vi chiederò di analizzare (attraverso domande alle quali rispondere discorsivamente) per poi passare a una parte di riflessione argomentata, che potrete condurre utilizzando il testo (che sarà quindi opportuno portare con sé per eventuali brevi citazioni).
II traccia: sarà utile portare con sé tanto il romanzo di Mary Shelley, Frankenstein quanto gli appunti presi quando abbiamo ripercorso il museo, soffermandoci ciascuno su qualche soggetto specifico. Inserisco per questo il link al museo, dove potete trovare qualche spunto mnemonico utile:
https://www.museolombroso.unito.it/visita/virtuale/
Allo scopo di incrementare idee sull'argomento che chiederò di trattare, inserisco qui spunti che possono adattarsi tanto alla prima quanto alla seconda traccia.
1) È ben noto quale benefico influsso possa esercitare sugli uomini la convinzione di trovarsi alle soglie di un’epoca nuova. Il mondo che li circonda appare ai loro occhi imperfetto, suscettibile dei più luminosi miglioramenti, pieno di possibilità già intraviste e di altre mai prima sognate, docile cera in loro mano. Essi si sentono pieni di una freschezza mattinale, di forza, di inventiva. La fede corrente fino a quel momento viene trattata come superstizione, quanto ieri sembrava ovvio viene sottoposto a nuova indagine. Siamo stati dominati, dicono gli uomini, ma da ora in poi saremo i dominatori. Ma poi, terribile è il disinganno degli uomini quando scoprono, o credono di scoprire, di essere vittime di un’illusione, che il passato è più forte del presente, che i fatti non sono per loro, ma contro di loro, che la loro epoca, l’epoca nuova, non è ancora sorta. Essi per questo soffrono come prima e assai più di prima, perché ai loro sogni hanno sacrificato cose di cui ora avvertono la mancanza, si sono spinti troppo avanti e ora sono colti di sorpresa, il passato si vendica di loro. Lo scienziato o l’inventore, che prima di diffondere la sua scoperta è uno sconosciuto, ma è anche libero da persecuzioni, quando essa viene confutata e denigrata, diventa un truffatore e un ciarlatano, ahimè, anche troppo noto; e chi era oppresso e sfruttato, una volta soffocata la sua rivolta, diventa un sovversivo, condannato a pene e repressioni. Oppure deve andarsene. Magari per sempre. (da La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia)
2) Il 22 giugno 1633 Galileo Galilei è costretto ad abiurare le sue dottrine scientifiche dinanzi alla Santa Inquisizione per non finire sul rogo. Brecht si è soffermato su questo evento, tra i i più bui della storia dell'umanità, nell'opera Vita di Galileo (primo spettacolo il 9 settembre 1943, esistono dell'opera diverse versioni e varianti), in omaggio a tutti gli scienziati che lavorano per l'avanzamento delle conoscenze quotidiane dell'umanità contro i limiti imposti dai religiosi:
«Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente».
«Una delle principali cause della miseria delle scienze sta, molto spesso, nella loro presunzione di essere ricche. Scopo della scienza non è tanto quello di aprire la porta all'infinito sapere, quanto quello di porre una barriera all'infinita ignoranza».
«Non c'è reazionario più implacabile dell'innovatore fallito, non c'è nemico degli elefanti selvatici più crudele dell'elefante addomesticato».
[dopo l'abiura] «Andrea (forte): Sventurata la terra che non ha eroi! […]
Galileo: No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi».
«Ogni giorno si trova qualcosa di nuovo. Perfino i centenari si fanno gridare all'orecchio dai giovani le ultime scoperte. Molto è già stato trovato, ma quello che è ancora da trovare, è di più. E questo significa altro lavoro per le nuove generazioni».
«Fulgenzio: Ma non credete che la verità - se verità è - si farà strada anche senza di noi?
Galileo: No, no, no! La verità riesce ad imporsi solo nella misura in cui noi la imponiamo; la vittoria della ragione non può essere che la vittoria di coloro che ragionano».
«Sagredo: E dunque, che esistono solo delle stelle? Dov'è Dio, allora?
Galileo: Che vuoi dire?
S.: Dio! Dov'è Dio?
G.: Lassù, no! Allo stesso modo che non sarebbe quaggiù sulla terra, se gli abitanti di lassù venissero qui a cercarlo!
S.: E allora dov'è?
G.: Io non sono un teologo! Sono un matematico.
S.: Tu sei un essere umano, prima di tutto. E io ti domando: dov'è Dio, nel tuo sistema dell'universo?
G.: In noi, o in nessun luogo!»
«Galileo: Non credo che la pratica della scienza possa andar disgiunta dal coraggio. Essa tratta il sapere, che è un prodotto del dubbio; e col procacciare sapere a tutti su ogni cosa, tende a destare il dubbio in tutti. Ora, la gran parte della popolazione è tenuta dai suoi sovrani, dai suoi proprietari di terra, dai suoi preti, in una nebbia madreperlacea di superstizioni e di antiche sentenze, che occulta gli intrighi di costoro. Antica come le rocce è la condizione dei più, e dall'alto dei pulpiti e delle cattedre si suole dipingerla come altrettanto imperitura. Ma la nostra nuova arte del dubbio appassionò il gran pubblico, che corse a strapparci di mano il telescopio per puntarlo sui suoi aguzzini. Cotesti uomini egoisti e prepotenti, avidi predatori a proprio vantaggio dei frutti della scienza, si avvidero subito che un freddo occhio scientifico si era posato su una miseria millenaria quanto artificiale, una miseria che chiaramente poteva essere eliminata con l'eliminare loro stessi; e allora sommersero noi sotto un profluvio di minacce e di corruzioni, tale da travolgere gli spiriti deboli. Ma possiamo noi ripudiare la massa e conservarci ugualmente uomini di scienza? I moti dei corpi celesti ci sono divenuti più chiari; ma i moti dei potenti restano pur sempre imperscrutabili ai popoli. E se la battaglia per la misurabilità dei cieli è stata vinta dal dubbio, la battaglia della massaia romana per il latte sarà sempre perduta dalla credulità. Con tutt'e due queste battaglie, Andrea, ha a che fare la scienza. Finché l'umanità continuerà a brancolare nella sua nebbia millenaria di superstizioni e di venerande sentenze, finché sarà troppo ignorante per sviluppare le tue proprie energie, non sarà nemmeno capace di sviluppare le energie della natura che le vengono svelate. Che scopo si prefigge il vostro lavoro? Io credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell'esistenza umana. Se gli uomini di scienza non reagiscono all'intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, ed ogni nuova macchina non sarà fonte che di nuovi triboli per l'uomo. E quando, coll'andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall'umanità. Tra voi e l'umanità può scavarsi un abisso così grande, che ad ogni vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale...»
Commenti
Posta un commento