TEMA DEL 10 FEBBRAIO
Torino, 10 febbraio 2026
TRACCIA 1
Per tre anni ho viaggiato e fatto domande: a dipendenti della centrale, scienziati, ex funzionari di partito, medici, soldati, a donne e uomini che hanno dovuto abbandonare le loro case, a donne e uomini che continuano a vivere nella zona proibita... Persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Černobyl’ è il principale contenuto del loro mondo. Ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo la terra e l’acqua. Tutto il loro tempo. Un avvenimento raccontato da una sola persona riguarda il destino di questa persona, raccontato da molti è già storia. È questa la cosa più difficile: conciliare le due verità, quella personale e quella generale. E l’uomo d’oggi si trova sulla linea di rottura di due epoche... Ci sono state due catastrofi concomitanti. L’una sociale: è colato a picco sotto i nostri occhi l’enorme continente socialista; l’altra cosmica: Černobyl’. Due esplosioni globali. Ma la prima è più vicina, comprensibile. La gente si preoccupa delle cure d’ogni giorno, del quotidiano: con che soldi comprare, dove andare? Cosa credere? Sotto quali insegne tornare a schierarsi? Sono cose della vita di ognuno e di tutti. Tutti invece vorrebbero dimenticare Černobyl’. All’inizio si sperava di vincerlo, ma, comprendendo la vanità di questi tentativi, non se ne è più parlato. La realtà sfugge alla comprensione. È difficile difendersi da ciò che non si conosce. Che l’umanità non conosce. Černobyl’ ci ha trasferiti in un’altra epoca. Abbiamo di fronte a noi una realtà nuova per tutti. Ma di qualsiasi cosa parli l’uomo, nel contempo svela anche se stesso. Si è posto di nuovo il problema del senso da dare alla nostra vita. Chi siamo? La nostra storia è una storia di sofferenze. La sofferenza è il nostro culto. Il nostro rifugio. Ne siamo ipnotizzati. Ma io volevo porre anche altre questioni, sul senso della vita umana in generale, della nostra esistenza sulla Terra. Ho viaggiato, conversato, preso appunti. Queste donne e questi uomini sono stati i primi... a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre. Ciò che rimane comunque un mistero per tutti. Ma saranno loro stessi a raccontarlo... Più di una volta ho avuto l’impressione che in realtà io stessi annotando il futuro. (Svetlana Alexsievic, Preghiera per Cernobyl, dal capitolo Intervista dell’autrice a se stessa sulla storia mancata).
ANALISI GUIDATA (da svolgere discorsivamente)
Cosa intende l’autrice con l’affermazione un avvenimento raccontato da un solo persona riguarda il destino di questa persona, raccontato da molti è già storia?
Qual è la realtà che sfugge alla comprensione alla quale a un certo punto allude l’autrice?
In che senso la sofferenza può rappresentare un rifugio?
Come si può intendere l’affermazione conclusiva, ho avuto l’impressione che in realtà io stessi annotando il futuro?
RIFLESSIONE ARGOMENTATA
Rifletti su quello che, non solo da questo stralcio del testo, ma nell’insieme dello scritto di Svetlana Alexsievic, emerge in merito al rapporto fra gli esseri umani e la natura, che alcuni di loro hanno il desiderio, la pretesa, la condanna (scegli tu, aggiungendo liberamente, quello che ti sembra possa rappresentare bene la relazione) di voler conoscere e possibilmente dominare o controllare, sottomettendola a propri scopi. Non trascurare di prendere in considerazione, nella tua riflessione, anche coloro che, fra gli esseri umani, non nutrono né coltivano simili inclinazioni, eppure sono coinvolti in qualche modo nelle scelte dei primi.
TRACCIA 2
Fu in una cupa notte di novembre che vidi il coronamento1 delle mie fatiche. In preda a un’ansia mortale, raccolsi attorno a me gli strumenti della vita per infonderne una scintilla nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. Era già l’una del mattino. La pioggia batteva lugubre contro i vetri e la mia candela era quasi del tutto consumata quando, nel tenue bagliore della luce morente, vidi spalancarsi gli occhi torbidi e giallastri della creatura; respirò a fatica, e un movimento convulso le scosse le membra. Come spiegare le mie emozioni di fronte a questa catastrofe? Come riuscire a descrivere lo sciagurato essere al quale mi ero sforzato di dare forma a prezzo di sofferenze infinite? Il corpo era proporzionato, e nel costruirne i lineamenti avevo cercato di mantenermi fedele a un’idea di bellezza. Bellezza! Mio Dio! La pelle gialla a malapena ricopriva la muscolatura e l’intreccio delle arterie, i capelli erano fluenti e di un nero lucente, i denti bianchi come perle. Ma tutto questo non faceva che creare un contrasto tanto più raccapricciante con gli occhi acquosi, di un color bianco grigiastro quasi identico a quello delle orbite in cui erano sistemati, con la pelle grinzosa e con le labbra livide, dal taglio diritto. I casi della vita non sono tanto mutevoli quanto i sentimenti della natura umana. Avevo lavorato sodo per quasi due anni, sacrificando il riposo e la salute, al solo scopo di infondere la vita in un corpo inanimato. Avevo desiderato il successo con un ardore smisurato, ma ora che avevo portato a termine la mia opera il fascino del sogno era svanito e, pieno di orrore, mi ritrovavo a lottare contro un senso di disgusto che mi toglieva il respiro. Incapace di sopportare oltre la vista dell’essere che avevo creato, scappai dal laboratorio e mi rifugia in camera mia. Continua a lungo a camminare in su e in giù per la stanza, senza neanche poter pensare di prendere sonno. Infine, la fatica mi vinse: vestito com’ero, mi buttai sul letto, sforzandomi di dimenticare per qualche istante tutti i miei guai. (Mary Shelley, Frankenstein)
ANALISI GUIDATA (da svolgere discorsivamente)
Il narratore e protagonista rende conto, nelle righe sopra riportate, di un successo conseguito. Quali sono le espressioni che utilizza per esprimerlo?
Allo stesso tempo registra svariati sentimenti contrastanti (ai quali devi dare un nome) suscitati da questa realizzazione: rilevali e motivali, sulla base di quanto la il testo riportato consente di intendere.
In questa pagina sono già riconoscibili tutti gli elementi che concorrono a rendere tragica la vicenda complessiva dello scienziato che sfida le leggi della natura, nonché della sua creatura. In che cosa consiste tale tragicità e quale ne è l’esito conclusivo?
RIFLESSIONE ARGOMENTATA
Rifletti su limite e sfida in relazione tanto al romanzo di Mary Shelley, che puoi utilizzare come spunto prevalente, quanto su qualsiasi ricerca condotta in nome della scienza, che comporti di promuovere una competizione (non necessariamente tragica come quella di Frankenstein) con la natura, animata da convincimenti, spinta da volontà di affermazione personale o da genuino desiderio di favorire l’intera umanità. Serviti pure, per sviluppare il discorso, di tutti i riferimenti culturali in tuo possesso, compresa la visita al museo di antropologia criminale di Torino.
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