SESTO LIBRO ENEIDE
Nel sesto libro, conclusa la vicenda d'amore e morte su cui ci siamo a lungo soffermati, i troiani riprendono la navigazione verso la saturnia tellus e Enea assume del tutto su di sé la moles dell'incarico fatale. La rotta procede verso le coste dell'Italia, ed è un sogno a guidare l'eroe ad approdare in un luogo dove definitivamente egli viene persuaso della necessità fatale del viaggio. Protagonista del sogno è il padre Anchise, che gli indica un punto d'approdo preciso: Cuma, nella zona degli oggi famigerati campi flegrei. Si tratta di un territorio che già gli antichi identificavano come una delle possibili porte infernali, ovviamente anche per via dei ben noti fenomeni (fumarole, bradisismo) che li interessano.
Cuma è anche il luogo in cui vive la sacerdotessa o maga Sibilla, indicata da Anchise come prossima guida del figlio in un passaggio nell'oltretomba necessario, ove si voglia rendere propizia la prosecuzione del viaggio. La necessità, spostandoci sul piano autoriale, ovvero di Virgilio che scrive l'Eneide su commissione, è dettata dal fatto che solo ottenendo una prospettiva sugli eventi futuri Enea può convincersi di essere il prescelto per la missione di fondare la nuova stirpe dei romani. Dunque Virgilio costruisce la trama del VI libro in modo da condurre Enea, guidato dalla Sibilla (da notare la simmetria che viene a crearsi con Dante che, nella Divina commedia, si fa invece guidare da Virgilio nel passaggio attraverso due dei tre regni ultramondani) in una dimensione ultraterrena in cui, a un certo punto, gli viene rivelato il futuro del mondo che potrà esistere solo se lui condurrà a compimento la missione. Libro di testo p. 323.
Commenti
Posta un commento