LA FORMAZIONE DI UN IMPERO FASE 1 - ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA E STRADE
Il sistema coloniale romano si forma nel corso del tempo a partire da un fondamento che è il foedus, il patto, e al fine di costituire una societas, un'alleanza, dal momento che i socii sono appunto coloro che riconoscono di appartenere a una medesima societas, la quale, nel caso del sistema di alleanze, è destinata a ramificarsi e ampliarsi in concomitanza con il procedere della conquiste. Possibile, a questo proposito, notare un'analogia fra il modo in cui i romani procedono con la costruzione di strade e quello in cui organizzano il sistema delle colonie: l'intento, in entrambi i casi, è quello di sottolineare la centralità dell'Urbs (la Città ovvero Roma) rispetto a una vera e propria rete ramificata di strade e una rete, analogamente ramificata, di alleanze. Peraltro, la funzione primaria delle strade (Appia è il nome della prima strada principale, ultimata nel 312 alla fine della seconda guerra sannitica; seguiranno Aurelia, Flaminia, Salaria) è quella di permettere il passaggio delle legioni, indicando inoltre in modo evidente a tutti che tutti i percorsi attraverso il territorio via via conquistato da Roma erano sotto il contro dello stato centrale.
I popoli che abbiamo preso in considerazione trattando il tema delle conquiste della prima fase dell'imperialismo romano, diventano via via socii di Roma, stringendo dei foedera (plurale di foedus) con quella che potremmo definire la città madre, la quale col suo pomerium continua a rappresentare il centro, il cuore, delle conquiste territoriali (e poi d'oltre mare) che otterrà. Un'unica eccezione è per ora rappresentata dal caso dello scontro con i Galli o Celti, popoli predisposti alle operazioni fulminee (razzie), che si concludono con riscatti in denaro e con il ritiro dai territori attaccati.
Dunque la formazione dell'impero della res publica avviene tanto per via di imprese guerresche quanto attraverso una capillare organizzazione di tipo federativo, ossia caratterizzata dalla creazione di patti, legami, stretti con i popoli via via conquistati e inglobati.
Le città conquistate possono essere, per cominciare, municipia (singolare municipium) da munus (onere) capere (prendere), poi ulteriormente differenziati fra loro. I cittadini dei municipia possono infatti dover pagare a Roma una tassa, un onere, e non avere diritti politici, essendo quindi a tutti gli effetti assoggettati a Roma e sine suffragio, senza diritto di partecipazione politica. Un gradino superiore è quello di quelle città assoggettate in cui invece il foedus stipulato consente di avere diritti politici, di essere cives optimo iure; lo stesso status è concesso alle coloniae nelle quali sia garantita la piena cittadinanza, dette coloniae civium Romanorum, o quelle in cui vi sia comunque un'alleanza privilegiata. Si capisce che la strategia utilizzata dai romani nell'organizzazione delle colonie è riassumibile nel motto divide et impera, dividi e comanda: stringendo patti differenziati (per condizioni e in relazione ai comportamenti tenuti durante e dopo gli scontri bellici), Roma si garantisce una fidelizzazione dei nemici, che ovviamente varia a seconda dei casi, ma comunque le consente di mantenere un ruolo centrale, arbitrale, nonché di rendere la cittadinanza romana un obiettivo desiderabile da tutti coloro che via via entrano nell'orbita della città. L'imperialismo di Roma deve quindi il suo successo non solo alla potenza militare, ma anche alla tipologia di organizzazione dei territori prescelta, la quale è una variante del tipo di organizzazione che, nella pur breve esistenza, Alessandro Magno riesce a modellizzare: nel suo caso, a dominare è la scelta del rispetto delle continuità locali, evitando l'effetto (traumatico per le popolazioni) di un cambiamento repentino o sanguinario della gestione del potere (ricordare il caso della congiura dei satrapi contro il gran re, punita con rigore dal sovrano macedone).
A consolidare dal punto di vista ideologico l'operazione materiale, militare, politica che si manifesta attraverso la conquista imperialistica intrapresa da Roma è un'elaborazione concettuale che inizia nei primi secoli della repubblica, si precisa nel periodo delle guerre puniche (III-II secolo a. C.) e arriva a una compiuta formulazione nel I secolo a.C. Inizio quindi solo a rimarcare il fatto che il ritualismo collegato con la dichiarazione di guerra e, al termine di questa, con la stipulazione della pace (affidato a un collegio sacerdotale, quello dei feziali, e collegato a una divinità anch'essa specifica della guerra, ossia Giano) vale già a dimostrare che stiamo trattando di una civiltà che intende fondarsi sulla guerra e che ritiene quest'ultima la norma. Da qui, un passo immediatamente successivo conduce a ritenerla giusta, nel senso di approvata dalle divinità (del cui parere si continua a dover, ritualisticamente, tener conto) per arrivare infine a stabilirne la legittimità in base a criteri anche solo culturali: è il grado di civiltà superiore al quale sono pervenuti i romani che rende giusta la loro conquista imperiale.
PROSPETTIVE DI APPROFONDIMENTO (e di attualizzazione, da delineare in classe)
LA RETE VIARIA SIMBOLO DI POTERE (pp. 374-375)
IL CONCETTO DI GUERRA GIUSTA (pp. 366-369)
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