CAPITOLI XII-XIV - LEZIONE ATTIVA CON LAVORI DI GRUPPO
Dopo i due capitoli dedicati a delineare ritratto e storia della monaca di Monza (il IX e il X), entrambi ambientati quindi nel monastero dove Lucia e Agnese sono indirizzate da fra' Cristoforo per trovarvi protezione, nell'XI Manzoni riprende il filo delle trame di don Rodrigo: ci ritroviamo quindi nuovamente nel suo palazzotto e lo ritroviamo intento a dare ordini al capo dei suoi bravi, il Griso, affinché riprenda le tracce di Renzo e di Lucia, dopo il fallimento dell'impresa del rapimento. In questo capitolo si avviano vari disegni che si compiranno nei capitoli successivi: il conte Attilio, appreso del fallito rapimento e appurato che ci sia di mezzo fra' Cristoforo, s'incarica di far allontanare al paese quest'ultimo, perché non possa proteggere più i poveretti (si prepara il capitolo dell'incontro con il Conte zio con il padre provinciale dei cappuccini, superiore di fra' Cristoforo); da parte sua don Rodrigo dà ordini a Griso perché, scoperto dove si trova Lucia (a Monza) s'incarichi di trovare il modo di rapirla da lì. Poi don Rodrigo inizia a pensare a Renzo, che deve essere tenuto assolutamente lontano da Lucia. Così, nell'ultima parte del capitolo s'imposta il nuovo percorso narrativo, destinato a durare nei capitoli successivi, che segue i passi di Renzo in direzione di Milano, dove dovrebbe (secondo le indicazioni di fra' Cristoforo) presentarsi al priore di un convento della città. Proprio nelle ultima righe dell'undicesimo capitolo, il narratore onnisciente annota (con sorridente ironia...) che mentre don Rodrigo cercava di ingegnarsi (pensando di chiedere aiuto a Azzeccagarbugli) per eliminare in qualche modo Renzo dalla scena, proprio lui si preparava a fornirgli il migliore dei pretesti: un altr’uomo, l’uomo che nessuno s’immaginerebbe, Renzo medesimo, per dirla, lavorava di cuore a servirlo, in un modo più certo e più spedito di tutti quelli che il dottore avrebbe mai saputi trovare. Il capitolo si chiude con Renzo che entra in Milano accolto da uno spettacolo bizzarro: la strada è cosparsa di pani e di farina, come se ci fosse stata (e così è stato) una sollevazione popolare. Renzo raccoglie un pane da terra e raggiunge il convento indicato da fra' Cristoforo, dove però il frate portinaio gli dice di attendere in chiesa, perché in quel momento non gli si può aprire. Si tratta di un vero e proprio momento fatale che cambia completamente il corso degli eventi: Renzo non va in chiesa ma si mette a bighellonare per Milano.
I capitoli dedicati a Renzo e alle sue vicissitudini milanesi sono tanti: dal XII al XVII, ma noi li suddividiamo in due sezioni, la prima delle quali va dal XII al XIV. In questa prima sezione, il nostro interesse si volge in direzione della folla e della caratterizzazione che le dà Manzoni. Per arrivare velocemente a questo punto, ora suddividiamo il lavoro preparatorio.
20'
UNA SINTESI DEL CAPITOLO XII (modello: il mio XI appena letto insieme) FILA SINISTRA
UNA SINTESI DEL CAPITOLO XIII (idem) FILA CENTRO
UNA SINTESI DEL CAPITOLO XIV (idem) FILA DESTRA
CITAZIONI (10')
I CITAZIONE (contestualizzare, commentare) SINISTRA
“ Giudizio, figliuoli! badate bene! siete ancora a tempo. Via, andate, tornate a casa. Pane, ne avrete; ma non è questa la maniera. Eh!... eh! che fate laggiu! Eh! a quella porta! Oibò oibò! Vedo, vedo: giudizio! badate bene! è un delitto grosso. Or ora vengo io. Eh! eh! smettete con que’ ferri; giu quelle mani. Vergogna! Voi altri milanesi, che, per la bontà, siete nominati in tutto il mondo! Sentite, sentite: siete sempre stati buoni fi...... Ah canaglia! ”
II CITAZIONE (contestualizzare, commentare) CENTRO metà XII
“ Ora è scoperta, ” gridava uno, “ l’impostura infame di que’ birboni, che dicevano che non c’era nè pane, nè farina, nè grano. Ora si vede la cosa chiara e lampante; e non ce la potranno più dare ad intendere. Viva l’abbondanza! ”
“ Vi dico io che tutto questo non serve a nulla, ” diceva un altro: “ è un buco nell’acqua; anzi sarà peggio, se non si fa una buona giustizia. Il pane verrà a buon mercato, ma ci metteranno il veleno, per far morir la povera gente, come mosche. Già lo dicono che siam troppi; l’hanno detto nella giunta; e lo so di certo, per averlo sentito dir io, con quest’orecchi, da una mia comare, che è amica d’un parente d’uno sguattero d’uno di que’ signori. ”
Parole da non ripetersi diceva, con la schiuma alla bocca, un altro, che teneva con una mano un cencio di fazzoletto su’ capelli arruffati e insanguinati. E qualche vicino, come per consolarlo, gli faceva eco.
“ Largo, largo, signori, in cortesia; lascin passare un povero padre di famiglia, che porta da mangiare a cinque figliuoli. ” Così diceva uno che veniva barcollando sotto un gran sacco di farina; e ognuno s’ingegnava di ritirarsi, per fargli largo.
“ Io? ” diceva un altro, quasi sottovoce, a un suo compagno: “ io me la batto. Son uomo di mondo, e so come vanno queste cose.
Questi merlotti che fanno ora tanto fracasso, domani o doman l’altro, se ne staranno in casa, tutti pieni di paura. Ho già visto certi visi, certi galantuomini che giran, facendo l’indiano, e notano chi c’è e chi non c’è: quando poi tutto è finito, si raccolgono i conti, e a chi tocca, tocca."
III CITAZIONE (contestualizzare, commentare) DESTRA fine XII
Tra questi discorsi, dai quali non saprei dire se fosse più informato o sbalordito, e tra gli urtoni, arrivò Renzo finalmente davanti a quel forno. La gente era già molto diradata, dimodochè potè contemplare il brutto e recente soqquadro. Le mura scalcinate e ammaccate da sassi, da mattoni, le finestre sgangherate, diroccata la porta.
— Questa poi non è una bella cosa, — disse Renzo tra sè: — se concian così tutti i forni, dove voglion fare il pane? Ne’ pozzi? —
TUTTI
TROVARE due CITAZIONI che rendano esplicito quello che il narratore onnisciente pensa della folla, il suo giudizio, e commentarle.
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