LA FORMAZIONE DI UN IMPERO FASE 1 - PRIME CONQUISTE TERRESTRI

Tratteremo l'espansionismo romano nell'ottica di una piuttosto originaria vocazione all'imperialismo. Per questo occorre precisare subito il significato preciso del termine, che non ha necessariamente  a che vedere con la struttura politica impero: a dimostrazione di questo, il fatto che una struttura politica come la res publica romana si predisponga a essere e poi diventi  una potenza imperialistica, ben prima di trasformarsi anche istituzionalmente in un impero (alla fine del I secolo a. C. con Ottaviano Augusto, stratega e artefice di questo passaggio politico). I precedenti imperialistici meglio noti a noi e che possiamo tenere presenti sono collegati con la cultura egizia, persiana, greca (ateniese) e macedone. Come si può notare è una vocazione  che unisce occidente e oriente.

Nella storia di Roma repubblicana si possono identificare, per quanto riguarda l'espansionismo destinato a prendere la forma di imperialismo, tre momenti fondamentali. In questa lezione ricostruisco il primo. 

Fase della conquista dei territori limitrofi al primo insediamento (quello che nel mito di Romolo è segnato dal pomerium tracciato dal primo nella zona dei sette colli), ovvero il Lazio, un'area prospiciente al mare Tirreno il cui centro principale era la città di Lavinio (notate le risonanze mitiche riprese nell'Eneide virgiliana). Roma, fra il VI e il V secolo a.C. diventa la città dominante della lega latina, sostituendo appunto Lavinia nel controllo territoriale. La superiorità di Roma è sancita dal trattato tramandato come foedus Cassianum (496 a,C.) stipulato da Roma (da una parte) con tutti gli altri centri della lega messi insieme: non si tratta esattamente di una condizione di primus inter pares ma di una posizione già di supremazia (anche se si garantiscono protezione reciproca). Agli stessi anni (509 a. C.) risale un trattato con Cartagine che stabilisce un reciproco rispetto: i Cartaginesi, coloni fenici, detengono il controllo del Mediterraneo occidentale e Roma è, al momento, un potenza in formazione ma di tipo territoriale, non marittimo. Il trattato però segnala la posizione di supremazia di Roma su tutte le altre città della zona. In questa prima fase popoli come equi, volsci, sabini rappresentano occasionali nemici, che Roma via via sconfigge, così come accade con gli etruschi, mentre gli scontri con galli del nord (i sénoni) anche se giungono a mettere a rischio l'incolumità di Roma medesima (nel 390 avviene un famigerato sacco di Roma), si concludono con un rientro di questi ultimi nei loro territori, dopo aver realizzato un cospicuo bottino di guerra. L'avversario più temibile di questa prima fase sono i sanniti, in parte anche i lucani e i bruzi. I primi però sono particolarmente difficili da controllare, ma Roma alla fine del II secolo li stermina definitivamente. Questa prima fase di espansionismo, quindi, si estende dal VI secolo circa fino al 282 a. C., anno della guerra contro Taranto, con la quale ha inizio la seconda fase che tratteremo in seguito. Il territorio interessato ha come punto di partenza Roma e si estende nell'Italia centrale e in quella meridionale, procedendo per via di progressivo inglobamento dei territori e delle popolazioni. Per organizzare il territorio in questione i romani concepiscono e strutturano un sistema di dominio coloniale, al quale dedicherò un apposita spiegazione.  



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