I METODI ELETTIVI NELL'ANTICA ROMA - IL CURSUS HONORUM discorsiva con evidenziazioni

La partecipazione alla res publica avveniva attraverso le elezioni. Le cariche principali del cursus honorum, censura, consolato, pretura, a partire dal V secolo erano elette dai comizi centuriati ai quali spettavano anche altre competenze (dichiarazioni di guerra, stipulazione di trattati di pace, consulenze d'appello in caso di condanne a morte da parte di magistrati). I comizi centuriati erano costituiti da soli maschi e in base al censo, ossia alle ricchezze e comprendevano 5 classi. La prima classe era composta dai ricchi proprietari terrieri (almeno 100000 assi, la moneta di bronzo del sistema romano originario), le successive prevedevano capitali decrescenti, fino ai 12500 della quinta classe. I nullatenenti o proletari  rientravano nella sesta classe. La denominazione comizi centuriati è collegata con le funzioni di ciascuna classe nell'esercito: dai cavalieri  alla fanteria, alle funzioni di supporto assegnate ai proletari (cuochi, trasportatori, fabbri e carpentieri). Il contributo alle funzioni militari era così suddiviso: delle totali 193 centurie  98 erano dovute alla prima classe (fra fanti e cavalieri), 20  rispettivamente alla seconda, terza e quarta (soli fanti), 30 alla quinta (soli fanti), 5 ai proletari. Nell'assemblea, in occasione delle elezioni, ogni centuria disponeva di un voto, sicché l'influenza anche solo della prima centuria su tutte le decisioni era sempre schiacciante. Il regime era quindi evidentemente aristocratico  e timocratico. 

Le magistrature minori, ossia questura edilità erano elette dai comizi tributi, frutto di una suddivisione del territorio cittadino e limitrofo avvenuta sempre nel V secolo. La suddivisione privilegiava comunque l'influenza degli aristocratici, che potevano inoltre cambiare gli equilibri delle votazioni grazie all'appoggio dei clienti, in genere nullatenenti che necessitavano di protezione economica e che potevano ottenerla appunto in cambio del voto in occasione delle elezioni dei magistrati. 

La plebe, grazie alle lotte condotte nel tempo contro il patriziato (di cui nel precedente post), ottiene il diritto di avere proprie assemblee e propri rappresentanti (i tribuni della plebe), ma le sue decisioni (plebisciti) non hanno per lungo tempo valore di leggi (fino al 287 a.C.).

La repubblica, quindi, anche se prevede una forma di partecipazione diretta dei cives alla vita dello stato, resta comunque caratterizzata da un monopolio del potere da parte del patriziato (nei primi secoli, tra l'altro, si ricorreva al voto palese, molto soggetto a manipolazione e controllo).

La carriera politica consisteva nel cursus honorum: dopo aver prestato servizio come cavalieri (prima classe) si poteva accedere alla questura (età 28 anni), all'edilità (31 anni), quindi pretura, consolato, censura. Le testimonianze storiche raccontano che per arrivare al consolato, per tutto l'arco della storia repubblicana, era necessario appartenere alla nobilitas (prima solo patrizia, poi anche plebea) e possedere notevoli ricchezze (personali o fornite sotto forma ad esempio di politica matrimoniale). Ulteriore prova del fatto che la res publica romana fosse fondamentalmente aristocratica e oligarchica. 


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