MITI FONDATIVI - LEZIONE ATTIVA - ROMOLO E REMO
Il termine fondativo, se associato a mito, fa riferimento a una narrazione che risale alle origini prime, alla fondazione appunto, di una civiltà. Si tratta quindi di un racconto che si è tramandato prima oralmente, poi si è fissato nella scrittura, passando attraverso secoli e millenni, magari cambiando in qualche dettaglio, ma comunque racchiudendo in sé una storia significativa relativa a quanto sarebbe accaduto in un tempo sempre più lontano e più difficile da ricostruire dai posteri. I miti fondativi sono così importanti da costituire un oggetto di studio specifico di quella scienza che abbiamo citato come ausiliaria, insieme a molte altre, della storia, ovvero l'antropologia. In tutte le parti del mondo, hanno rivelato gli studi antropologici, sono nati miti fondativi, che racchiudono caratteri distintivi delle civiltà che ne sono scaturite, e dal confronto fra i loro contenuti si possono ricavare interessanti indicazioni per approfondire la conoscenza degli esseri umani e dei loro tratti evolutivi.
«Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli aruspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l'Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium, il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». In questo modo Romolo s’impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore.»
- Orazio, anch'egli come Virgilio poeta del I secolo, suo collega nel circolo di Mecenate, scrive in alcuni suoi componimenti poetici che il fratricidio commesso da Romolo e il fatto che nell’atto fondativo della città scorra proprio quel tipo di sangue altro non è che un presagio di quello che sarebbe poi avvenuto nella storia di Roma: il riferimento conduce alle guerre civili, vissute in prima persona dal poeta medesimo.
- Ulteriore forma di "condizionamento" del mito: Ottaviano Augusto come "novello Romolo".
- Dunque, questo breve riferimento alla nota vicenda mitica, vale a porre l’accento su quale possa essere l’interesse per noi, studiosi del XXI secolo, rispetto alle oscure storie di fondazione: ferma restando la componente immaginativa richiesta per procedere alla loro interpretazione, anche solo i dati che vengono scelti per creare connessioni e ricavarne intendimenti servono a approfondire la conoscenza della cultura e della civiltà, nonché dell’identità collettiva, che si manifesta pur sempre attraverso la letteratura.
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