DA OMERO A VIRGILIO - per punti e integrale

Contesto storico-letterario

  • Tra Omero (inizio VIII secolo a.C.) e Virgilio (I secolo a.C.) intercorrono oltre 700 anni
  • I poemi omerici (Iliade e Odissea) contengono i semi di molti generi letterari e stili compositivi futuri
  • L'Eneide nasce come "continuazione" dei poemi omerici, concentrandosi su Enea, personaggio minore dell'Iliade

Il personaggio di Enea

  • Principe troiano, figlio di Anchise e Venere/Afrodite, cugino di Priamo
  • Virgilio elabora il mito di Enea come condottiero dei sopravvissuti troiani verso il Lazio, futuro territorio di Roma
  • Il personaggio non è un'invenzione totale, ma viene sviluppato narrativamente in modo inedito

Principio compositivo fondamentale

  • Nulla nasce dal nulla in letteratura: tutto si trasforma
  • Un personaggio minore diventa protagonista di un'intera opera secoli dopo

Contesto politico della composizione

  • Virgilio nasce nel 70 a.C. ad Andes (Mantova), in un periodo di grave crisi della Repubblica romana
  • Il I secolo a.C. è segnato da dittature, congiure, triumvirati e guerre civili
  • Ottaviano Augusto avvia la trasformazione da repubblica a impero

La carriera di Virgilio

  • Rischia di perdere le terre di famiglia espropriate per i veterani
  • Entra nel circolo di Mecenate, promosso da Ottaviano
  • Riceve l'incarico di scrivere un poema che sia per Roma ciò che Iliade e Odissea furono per la Grecia
  • Opere precedenti: Bucoliche (canti pastorali) e Georgiche (poema didascalico sui lavori agricoli)

Le due componenti dell'Eneide

  • Una dimensione legata alla contemporaneità del poeta
  • Una componente universale che garantisce la durata nel tempo e la risonanza con ogni epoca

Aneddoto finale

  • Virgilio, morente, avrebbe chiesto di bruciare l'Eneide, ritenendola incompleta
  • Augusto si sarebbe opposto, salvando l'opera
  • Senza questo intervento, la letteratura successiva (inclusa la Divina Commedia di Dante) ne avrebbe risentito enormemente

Da Omero a Virgilio è un volo di secoli. Lasciamo da parte le discussioni relative a chi abbia concepito e scritto Iliade e Odissea, se siano espressione di un'unica voce poetica o di una collettività che tramandava attraverso aedi le sue immaginazioni condite di memorie storiche, e limitiamoci a quanto approssimativamente si può sostenere: i due monumentali poemi, coscienziosamente conservati e trascritti nella versione ritenuta più attendibile dai dotti della biblioteca di Alessandria in età ellenistica (III secolo a.C.), risalgono alla fine di quel periodo di transizione chiamato medioevo ellenico, all'inizio dell'VIII secolo a.C. Una lingua greca che, stando alle nostre fonti più attendibili, nel periodo di transizione si stava solo formando, trova il modo di esprimersi in una forma più che compiuta nelle due opere omeriche. Si può certo sostenere, non solo suggestivamente ma con prove precise, che in esse siano racchiusi la maggior parte dei semi destinati a germogliare nel corso del tempo sotto forma di generi letterari, di stili compositivi,  di artifici retorici oggetto di precisa sistemazione. Più di settecento anni dopo, in altra area geografica, un impero romano appena fondato come tale da Ottaviano Augusto vede concepire da uno dei suoi illustri cittadini e già riconosciuti poeti, Publio Virgilio Marone, una sorta di continuazione dei due precedenti, che s'intitola Eneide. Il ricorso al termine continuazione è motivato per cominciare dal fatto che il poema prende il nome dal suo protagonista, Enea, il quale era un principe troiano figlio di Anchise, cugino di Priamo, e di Venere/Afrodite: compare quindi, come personaggio minore, nell'Iliade, mentre non viene mai citato nell'Odissea. Possiamo quindi sostenere che la prima continuità che si istituisce fra i poemi omerici e quello virgiliano, risale alla decisione del poeta latino di porre al centro della sua narrazione un soggetto (inteso come eroe)  che il suo antico predecessore non aveva approfondito, riservando la sua attenzione alla progenie di Priamo, particolarmente a Ettore, all'eroe greco Achille suo antagonista e, nel secondo poema, al futuro re di Itaca Ulisse, figlio di Laerte, partito insieme ad altri per sostenere gli Achei nella Grande Guerra del mondo antico. Il mito di Enea, destinato a portare i sopravvissuti dall'incendio di Troia nella terra denominata Lazio e destinata poi a ospitare la nascita di Roma, viene quindi sostanzialmente elaborato, per via di progressive invenzioni narrative, da Virgilio, che tuttavia non ha del tutto inventato il personaggio, ma ne ha elaborato le vicende come nessuno prima di lui aveva fatto. 

Con queste considerazioni basilari  ci siamo avvicinati per qualche momento al cuore dei meccanismi della composizione letteraria: anche in questo settore, come in natura, nulla nasce dal nulla ma tutto si trasforma. A distanza di secoli, il seme rappresentato dal personaggio minore di Enea diventa la pianta che sorregge l'intero poema che Virgilio intitola Eneide. 

Qualche accenno al tempo della composizione, che vi propongo già in funzione del tipo di lettura che noi faremo del poema virgiliano. Virgilio nasce nel 70 a. C. ad Andes, nelle terre del mantovano, zona originariamente celtica, da tempo romanizzata. Dal punto di vista politico è un momento complicato e turbolento: ce ne occuperemo più analiticamente in storia tra poco, ma posso accennare al fatto che l'istituzione res publica, repubblica, nata a seguito della cacciata da Roma dei dominatori etruschi e dell'abbattimento di un regime monarchico che la tradizione indica concluso nel 509 a. C., è in grave crisi. Si succedono, nel I secolo, momenti in cui cariche a termine come la dittatura (magistratura eccezionale) vengono assunte da un uomo solo per anni (è il caso di Silla), a tentativi di sovvertimento istituzionale (la congiura di Catilina), a costituzioni di patti tra privati cittadini che si spartiscono terre e incarichi (i due triumvirati), eludendo così le regole dell'istituto repubblicano. Dopo la morte violenta di Cesare, intenzionato a assumere la dittatura dello Stato, in relativamente pochi passaggi (estremamente sanguinosi) la scena politica è dominata da Ottaviano Augusto, che avvia un processo di trasformazione dello stato da repubblicano a monarchico: l'impero romano, esteso da occidente a oriente e comprendente tutte le conquiste compiute già in epoca repubblicana principalmente a danno delle terre che rientravano nel riordino di epoca ellenistica. 

In questo periodo turbolento Virgilio è un osservatore parzialmente coinvolto: a un certo punto è sfiorato da un evento personalmente rovinoso, la perdita delle terre di famiglia che venivano espropriate per essere donate ai veterani dai generali vincitori in battaglie, non di rado, condotte per motivi personali.  Procedendo solo per sommi capi, in seguito Virgilio viene riconosciuto come uno dei grandi poeti del momento: Ottaviano si rende promotore della nascita di un circolo culturale, affidato a un suo collaboratore, il ricco cavaliere Mecenate, all'interno del quale poeti del tempo sono anche incaricati di sostenere le sue direttive politiche, attraverso le quali guida Roma in direzione della citata trasformazione da repubblica a impero. Virgilio è appunto uno dei poeti del circolo di Mecenate, e riceve direttamente da quest'ultimo l'incarico (trasmessogli per volontà di Ottaviano Augusto) di scrivere un poema che rappresenti per la romanità ciò che Iliade e Odissea sono stati per il mondo greco. Quando inizia a scrivere il poema intitolato Eneide Virgilio ha già alle spalle una produzione molto  apprezzata: Bucoliche e Georgiche, una raccolta di canti pastorali le prime, un poema didascalico in quattro libri, dedicato ai lavori agricoli le seconde. Sono opere di varia ispirazione, elegiaca, didascalica, epica, che hanno sempre una componente d'ispirazione collegata con la contemporaneità del poeta e una componente universale. Quest'ultima è quella che garantisce la durata nel tempo, la risonanza con la nostra sensibilità, la possibilità di rispecchiamento. 

Leggeremo l'Eneide cercando di rintracciare al suo interno in particolare queste due componenti, riconoscendo come si alimentino reciprocamente e come entrambe siano riconducibili alla peculiare sensibilità di un essere umano, il poeta Virgilio, che ci è dato conoscere a distanza di duemila anni attraverso la poesia in cui si è rispecchiato. A proposito di questa permanenza attraverso i millenni, concludo questa prima lezione con una informazione non certa ma tramandata come probabile già da fonti antiche. Virgilio, sul letto di morte, avrebbe chiesto ai suoi più cari amici che l'Eneide venisse data alle fiamme. La richiesta era motivata dal suo perfezionismo: non gli pareva che l'opera fosse ancora completa. Il rogo di quest'opera, nel caso in cui i suoi amici avessero dato corso alla sua volontà, possiamo dire che avrebbe comportato un danno immenso per la letteratura posteriore, dal momento che da questi versi, come spesso accade nella storia della letteratura, ne sono nati altri, a cominciare da molti della Divina commedia di Dante. A  opporsi al rogo sarebbe stato, si tramanda, lo stesso Augusto, che aveva già letto parti cospicue del poema e ne era pienamente soddisfatto. Probabilmente, la migliore delle azioni da lui compiute nella sua esistenza di uomo politico e condottiero. 

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