PRIMA LEZIONE ITALIANO - LEGGERE I PROMESSI SPOSI (sintesi e integrale)

Imposto questa lezione di presentazione di Manzoni e dei suoi Promessi sposi in modo funzionale alla didattica d'aula che vi ho presentato. Parlerò quindi per una manciata di minuti, voi prenderete qualche nota, seguendo la traccia sintetica proposta, avrete il tempo di assicurarvi di aver sedimentato informazioni e passeremo alla parte della rete di domande concepite da voi per trovare risposte con tutti gli strumenti a nostra disposizione (da me all'IA).


Il titolo e la sua evoluzione

  • Il titolo originale era Fermo e Lucia, poi cambiato in Gli sposi promessi e infine I promessi sposi
  • L'inversione dei termini non è casuale: I promessi sposi mette al centro la promessa, che è la chiave di volta del romanzo
  • La promessa di matrimonio resta irrealizzata per quasi tutti i 38 capitoli

Il realismo manzoniano

  • Manzoni voleva essere uno scrittore  realistico: nella vita prevalgono le promesse non mantenute
  • Se la promessa fosse stata subito mantenuta, non ci sarebbe stata storia da raccontare

La società violenta come ostacolo

  • I protagonisti sono intrappolati in una società ingiusta dove il diritto appartiene ai più forti (ricchi e potenti)
  • Il dominio della forza si maschera da giustizia e si allea con il potere politico
  • I promessi sposi sono poveretti senza carte da giocare, destinati a essere sopraffatti

Gli aiuti che salvano la situazione

  • La Provvidenza: agisce in modo misterioso e imperscrutabile, ma dona speranza (specialmente a uno dei due protagonisti)
  • Alcuni potenti buoni: esseri umani che si sottraggono alla regola del posso fare quello che voglio e aiutano i più deboli

La trama essenziale

  • Storia semplice: due giovani innamorati vogliono sposarsi
  • Un signore potente e malvagio ostacola il matrimonio per abusare della ragazza
  • Dopo varie vicissitudini (guerre, pestilenze), il malvagio muore e i due possono finalmente sposarsi

L'approccio narrativo di Manzoni

  • Realizza quadri storici accurati (romanzo storico)
  • Sviluppa analisi psicologiche, sociologiche ed economiche
  • Alterna comicità e drammaticità per caratterizzare i personaggi

Vi decidereste a leggere i Promessi sposi se non fossero parte integrante, per consolidata tradizione, del programma (che non esiste, esistono solo le "indicazioni ministeriali") del II anno di scuola superiore italiana? Domanda che non può ottenere una risposta collettiva, ma che se anche fosse proposta ai singoli otterrebbe risposte incerte (come posso rispondere, se non so nemmeno di cosa si sta parlando) e comunque estremamente variabili in base persino all'umore del momento. Se chi sente la domanda pensa che si tratti di una domanda retorica, senz'altro avrà in mente che no, certamente non li leggerebbe; a meno che sia una di quelle persone che, avendo già idea di quali possono essere i luoghi comuni diffusi in tema di Promessi sposi e Manzoni, decide di essere controcorrente, rispondendo quindi sì, certo, li leggerei, e avrebbe una convincente motivazione a supporto, tratta dalla sua autobiografia: me ne ha parlato mio nonno, che era un insegnante di liceo, e mi ha fatto incuriosire molto. 

Bene. Il punto per me adesso è proprio portare a incuriosirvi, per cominciare. Così inizio da un dettaglio e non mi preoccupo minimamente dell'esigenza (che altre volte ho sentito e seguito) di dare prima un quadro d'insieme, fornire informazioni di contesto, storiche, biografiche. Niente di tutto ciò, ma un dettaglio che riguarda la storia, anzi, che riguarda il titolo. I promessi sposi. Non è il titolo originale, perché all'inizio Manzoni, che ha passato più della metà della sua vita a riscrivere questo unico romanzo, lo voleva intitolare Fermo e Lucia, dal nome dei due protagonisti, il primo dei quali è poi stato cambiato in Renzo. Ma dal primo titolo è passato a un secondo, Gli sposi promessi, per poi approdare al definitivo, che è quello a noi noto. Giriamocelo un po' nella testa, questo titolo definitivo e proviamo a usare ragione e sentimento nella sua esatta percezione. Sorge timidamente un primo perché: perché Manzoni ha invertito la posizione dei termini dal secondo a terzo e ultimo titolo? Suonava meno bene, dirà l'esteta. Gliel'avrà imposto l'editore, suggerisce quello che sa come va il mondo. Voleva dire qualcosa di più sui protagonisti, azzarda un timido che non sa bene come andare avanti ma ha avuto un'intuizione. I promessi sposi dicono qualcosa di differente dagli sposi promessi, almeno a chi usa la lingua con attenzione e intenzioni effettivamente comunicative. I promessi sposi mette al centro dell'attenzione, per via della posizione, questa promessa che rappresenta la chiave di volta dell'intero romanzo. Una promessa che doveva essere subito mantenuta e che invece impiega quasi tutti i 38 capitoli del romanzo a essere coronata. Gli sposi restano promessi per buona parte del tempo, subendo ogni sorta di angherie e persecuzioni, praticamente fino al termine della storia e persino quando sembra che tutto sia risolto. Le promesse andrebbero sempre mantenute, ma se così fosse stato fin dall'inizio la storia raccontata da Manzoni non esisterebbe. Ma soprattutto non sarebbe stata realistica, cosa alla quale l'autore teneva moltissimo. Realismo vuole che nella vita prevalgano le promesse non mantenute: tanto quelle dichiarate quanto quelle sottintese, come si inizia di solito a capire abbastanza precocemente, all'interno di svariati tipi di relazione. La variabile che introduce Manzoni nel suo romanzo, per tenere in piedi l'edificio degli sposi che restano promessi quasi fino alla fine, è quella di una società violenta e ingiusta. Una società in cui il diritto appartiene ai più forti, ossia ai più ricchi, che sono anche quelli che hanno più potere. Questo dominio della forza, che si ammanta di giustizia e si allea con la politica, costituisce la trappola (quasi) mortale in cui i promessi si ritrovano senza sapere cosa fare e senza avere nessuna carta a propria disposizione. I promessi sono dei poveretti. Da soli sono destinati a essere sopraffatti. Ma, altra variabile del romanzo, non sono soli. Intanto lassù lassù c'è Dio, o meglio, la provvidenza. Che fa cose strane, a volte bizzarre, e soprattutto piuttosto imperscrutabili. Però mentre le fa (ed è meglio non chiederle troppo perché) rende alcuni (non tutti) pieni di speranza. Così ad esempio accade che uno (una) dei due promessi anche nei momenti più terribili, in cui si sente chiusa nella trappola della violenza e dell'ingiustizia, trovi il conforto della fede incrollabile nella provvidenza. Poi ci sono altre interessanti variabili. Ad esempio la variabile essere umano potente che si sottrae alla regola del "siccome sono potente e ricco posso fare agli altri tutto quello che voglio". Ci sono potenti che si dispongono ad aiutare gli altri, alcuni in modo particolare i poveretti. Così, descritto molto sommariamente, Manzoni fa andare avanti una storia semplice semplice per tutti quei capitoli,  realizzando quadri storici accurati (gli interessava scrivere un romanzo storico), analisi psicologiche, sociologiche, economiche, spandendo comicità e drammaticità per connotare personaggi. La storia resta, come ho appena detto, semplice semplice. Ci sono due giovani innamorati che vorrebbero sposarsi, ma un signore potente, danaroso e malvagio decide di ostacolare il matrimonio per portare nel suo palazzo la ragazza e abusare di lei; non ci riesce e dopo varie vicissitudini di tutti (i tempi sono duri per chiunque, fra guerre e pestilenze) lui muore e loro possono sposarsi finalmente. 



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