LEZIONE INTRODUTTIVA (SINTETICA E INTEGRALE)

SAPERE, PENSARE, FARE: AL PRINCIPIO C'È DOMANDARE

1. LA FORTUNA DI ACCORGERSI DI NON SAPERE

Due momenti cruciali:

  • IGNORANZA: Non ti accorgi nemmeno che dovresti chiedere
    • Nebbia impenetrabile e comoda
  • INSIPIENZA (momento fortunato): Ti accorgi di non sapere
    • "È saggio chi sa di non sapere" (Socrate, V sec. a.C.)
    • Dirada la nebbia, inizia la ricerca
    • Momento da sperare arrivi "prima piuttosto che poi"


2. L'INFORMAZIONE OGGI: PRESENZA OSSESSIVA

Domanda chiave: Che cos'è informazione?

I tre tipi di informazione:

A) INFORMAZIONE NEL MONDO

  • Cerchi nei tronchi, impronte sulla scena del crimine
  • Testimoni neutri della realtà

B) INFORMAZIONE OPERATIVA

  • Ricette, algoritmi
  • Ti dice cosa/come fare per un risultato
  • Si valuta: utile/non utile

C) INFORMAZIONE FATTUALE

  • Può essere vera o falsa
  • Es: "La capitale della Francia è Parigi"
  • Dall'ignoranza all'insipienza (ma la conoscenza è ancora lontana)


3. LE DOMANDE VERE: TAPPA FONDAMENTALE

Il percorso:

  • Informazione fattuale = domande + risposte
  • Togli la risposta → resta l'incertezza
  • Togli anche la domanda → torna l'ignoranza

SAPER DOMANDARE = GIÀ UN PO' SAPERE

  • Atto rivoluzionario nel 2025
  • Domande "appaltate" a Google, risposte all'IA


4. LA TRAGEDIA SILENZIOSA DEL 2025

Il problema non è l'assenza di informazione, ma:

  • Saturazione di pseudo-risposte
  • Impedimento a generare buone domande
  • Sistemi predittivi si affinano ↔ Capacità di domandare decresce


5. IL RUOLO DELLA SCUOLA

La conoscenza NON È:

  • ❌ Serbatoio di informazioni
  • ❌ Collezione di risposte

La conoscenza È:

  • ✅ Tessuto connettivo che giustifica, spiega, inserisce in rete
  • ✅ Es: Parigi capitale vs. Lutetia → Ugo Capeto (987) → fine Carolingi


6. LA COMPETENZA DEL FUTURO

Punto chiave:

In un mondo dove puoi sapere qualsiasi cosa in 3 secondi, l'unica competenza è capire cosa vale la pena sapere

  • Intelligenza selettiva, non enciclopedica
  • Testa piena di risposte a domande mai poste = NON informato, ma RIEMPITO


7. PRINCIPIO POLITICO DELL'EDUCAZIONE

L'educazione deve:

  • ❌ Non fornire tutte le risposte giuste
  • ✅ Insegnare a fare le domande giuste

Perché è politico:

  • Cittadinanza che interroga = pericolosa
  • Non beve il telegiornale
  • Non si accontenta dei meme
  • Non confonde opinione e verità


8. ECOLOGIA DELL'INFORMAZIONE

Il paradosso dell'ossigeno:

  • Informazione = ossigeno
  • Anche l'ossigeno può essere velenoso (dosi eccessive)

Bisogno urgente:

Filosofia dell'informazione come cassetta degli attrezzi quotidiana

  • Non "nice to have" → MA IMPERATIVO
  • Senza ecologia informativa → apnea → si smette di pensare


9. LA LIBERTÀ: PREREQUISITO E OBIETTIVO

Doppio ruolo della libertà:

  • PREREQUISITO: Serve per fare esperienza
  • OBIETTIVO: Si conquista attraverso l'esperienza

L'esperienza = contenuto più vero del sapere


10. IL PATTO DELL'ANNO

Non inno all'anarchia, ma invito a:

  • AUTODISCIPLINA
  • DISCIPLINA

Progetto condiviso:

LIBERI DI ESSERE, SPERIMENTARE, ARRIVARE A SAPERE, PENSARE E FARE

SAPERE, PENSARE, FARE: AL PRINCIPIO C’È 

DOMANDARE 

(devo molto, per questa introduzione, a Luciano Floridi e a Hans-Georg Gadamer: chi è curioso, cerchi di saperne di più) 


Nella vita, si sa, essere fortunati è importante. Gli antichi ne erano già così convinti, da rendere la fortuna una dea e onorarla in un bel tempio (non si sa mai cosa ti può combinare se s’arrabbia). La fortuna da cui voglio partire oggi, per parlare del nostro percorso insieme quest’anno, è quella di accorgersi, a un certo momento della vita, di non sapere. Il momento in cui ti viene in mente una domanda, che potrebbe colmare quella che stai percependo come una mancanza. Non so e quindi chiedo. E’ un momento di quelli meglio prima che poi. Nel senso che bisogna sperare (è lì che un po’ c’entra la fortuna) appunto che venga prima piuttosto che poi. Una certezza è che prima di quel momento lì, però, ce ne sia un altro, che è proprio bruttino, ma soprattutto insidioso: quello in cui non ti accorgi nemmeno che dovresti chiedere. È lì che abita l’ignoranza vera, spessa come una nebbia. Impenetrabile, anche un po’ comoda (se vuoi fare qualcosa di brutto lei ti nasconde, persino a te stesso).   

Possiamo dare un nome preciso a entrambi questi momenti: se quello bruttino e nebbioso è il momento dell’ignoranza, quello che la fortuna può aiutarci a vivere il più presto possibile è quello dell’insipienza. Ecco, d’ora in poi  daremo un senso non del tutto negativo a questo termine che suona un po’ brutale, grazie a quello che vi sto dicendo: lo nobilitiamo, servendoci anche di Socrate, tanto per esagerare subito un po’ con i riferimenti. E’ saggio chi sa di non sapere, avrebbe detto questo celebre filosofo nel V secolo a. C.. Bene, chi sa di non sapere, chi si accorge di non sapere, ha diradato la nebbia e va alla ricerca di qualcosa. E' un insipiente che cerca informazioni. 

A questo punto arriviamo, e restiamo, nel nostro oggi. L’informazione è una presenza dominante e ossessiva. Ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Bisogna sempre sapere di che cosa si stia parlando esattamente (questa è già una domanda che segnala l’uscita dalla nebbia). Di che cosa stiamo parlando esattamente? Ovvero:   che cos’è informazione? 

Intanto non ce n’è un solo tipo, ma ce ne sono almeno tre.  

  1. L’informazione nel mondo. I cerchi nei tronchi degli alberi o le impronte che restano su una scena del crimine. Testimoni neutri della realtà che dicono com’è andata. 

  1. L’informazione operativa, quella delle ricette di cucina o degli algoritmi. Ti dice cosa fare, come fare, se vuoi un risultato preciso. Di lei si dice che è utile o non lo è. Se voglio preparare una torta al limone, le informazioni che servono sono quelle che mi conducono a ottenere il risultato finale: una torta al limone buona da mangiare. 

  1. L’informazione fattuale, quella che può essere qualificata come vera o falsa. Sta nei fatti e in questi si manifesta e può essere provata. “La capitale della Francia è Parigi” non è un’opinione. È un’informazione. Chiederti quale sia la capitale della Francia, e ottenere come risposta che sia Parigi, ti consente di passare dalla condizione di ignorante a quello di insipiente. La conoscenza, però, è ancora lontana.  

Si capisce allora che le informazioni, nel loro insieme, sono quelle che si possono trasmettere utilizzando il sistema del trasferimento di nozioni, purché ci sia qualcuno che si pone delle domande. Ma un ulteriore passaggio che occorre compiere è il seguente: se a una domanda non c’è risposta, certo può essere che si sia sbagliata la formulazione, ma anche che al contrario si sia posta una domanda talmente e veramente tale (una domanda domanda, vien da dire) che al momento non c’è risposta, nel senso che non c’è una risposta già confezionata e quindi occorre mettersi a cercarla.  

Le domande vere sono una tappa fondamentale nel percorso della conoscenza, che è il gradino successivo all’insipienza. L’informazione fattuale è fatta di domande e risposte. Ma se togli la risposta, cosa resta? L’incertezza. E se togli anche la domanda? L’ignoranza, nebbia opprimente.  

Saper domandare, allora, è già un po’ sapere. Ed è un atto rivoluzionario, in un tempo in cui le domande sono appaltate a Google e le risposte a ChatGPT e affini 

Nel 2025 il problema non è certo l’assenza dell’informazione, ma la saturazione di pseudo-risposte che ci impediscono di generare buone domande. E mentre i sistemi predittivi si affinano, la nostra capacità di porci domande decresce esponenzialmente. Una tragedia silenziosa.   

Ma è qui che la scuola può inserirsi e fare molto, moltissimo. Questo è il luogo in cui possiamo dimostrare che  la conoscenza non è né un serbatoio di informazioni e nemmeno una collezione di risposte. È un tessuto connettivo che giustifica l’informazione, la spiega, la inserisce in una rete. Sapere che la capitale della Francia è Parigi è una cosa. Sapere perché lo è diventata, cosa significava Lutetia, cosa successe nel 987 quando Ugo Capeto mise fine alla dinastia carolingia, è tutta un’altra. 

Allora il punto chiave è questo: in un mondo dove puoi sapere qualsiasi cosa in tre secondi, l’unica vera competenza è capire cosa vale la pena sapere. L’intelligenza oggi è selettiva, non enciclopedica. Se la tua testa è piena di risposte a domande che non ti sei mai posto, non sei informato. Sei riempito.  

L’educazione non dovrebbe mai mirare a fornirti tutte le risposte giuste, ma a insegnarti a fare le domande giuste. E non è solo un motto pedagogico: è un principio politico. Perché una cittadinanza capace di interrogarsi è pericolosa. Non si beve il telegiornale. Non si accontenta dei meme. Non confonde opinione e verità. In un tempo di inquinamento informativo, fake news, saturazione mediatica e sovraccarico cognitivo, l’informazione è l’ossigeno.

Persino l’ossigeno può essere velenoso, se in dosi eccessive. Abbiamo bisogno di una filosofia dell’informazione che non sia una disciplina accademica, ma una cassetta degli attrezzi quotidiana. Non è “nice to have”, come si direbbe ai piani alti delle big tech. È un imperativo. Perché senza un’ecologia dell’informazione, finiamo in apnea. E smettiamo di pensare.  

Un ultimo appunto. Per decidere di fare domande, non appagarsi delle risposte, attivare costantemente spirito critico e ragionamento, bisogna sfruttare quella straordinaria riserva di ossigeno, buon ossigeno, che si chiama libertà. Anche in questo caso occorre accorgersi della sua presenza, o assenza, e degli attentati che vengono mossi costantemente nei suoi riguardi. La libertà è contemporaneamente un prerequisito e un obiettivo. Senza di lei non si può fare esperienza, la quale a sua volta è il contenuto più vero del sapere. E senza esperienza non si diventa liberi. Qui dobbiamo tutti, io, e voi sentirci e essere davvero liberi. Non è un inno all’anarchia, il mio, ma un invito all’autodisciplina e alla disciplina. Questo è il nostro patto dell’anno ed è anche la sintesi del progetto che condividiamo. Liberi di essere, di sperimentare, di arrivare a sapere, pensare e fare.   

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