BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA E ELLENISMO (per punti e integrale) 23/09
Collegamenti cronologici e culturali
- Fondazione di Alessandria: 331 a.C. da Alessandro Magno
- Creazione della Biblioteca: secolo successivo, per iniziativa di Tolomeo II
- Periodo ellenistico: dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla nascita dell'impero romano con Ottaviano Augusto (31 a.C.)
- Termine alternativo: età "alessandrina" invece di "ellenistica"
- Elemento unificante: lingua e cultura greche (koiné = lingua comune)
Attività della Biblioteca
- Studio e riordino di testi antichi su vari argomenti:
- Grammatica
- Filosofia
- Scienze
- Religione
- Attività creative: composizione di opere poetiche, storiche ed epiche
- Supporti di scrittura: rotoli (volumina) in papiro o pergamena
- Funzione: luogo di conservazione e sviluppo del pensiero
La grande traduzione: i Settanta (286 a.C.)
Il progetto
- Promotore: Tolomeo II
- Traduttori: 70 dotti ebrei di Gerusalemme
- Opera tradotta: Torah (Pentateuco) dall'ebraico al greco
- Contenuto: i 5 libri del Vecchio Testamento (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio)
Motivazioni politiche e pratiche
- Controllo culturale sulla popolazione ebraica conquistata
- Necessità comunicativa per la comunità ebraica in Egitto (numerosa dopo un secolo)
- Problema linguistico: gli ebrei avevano dovuto imparare il greco perdendo l'ebraico
Resistenze e preoccupazioni
- Opposizione ortodossa: sospetto verso la traduzione di un testo considerato sacro
- Natura divina del testo: ritenuto diretta espressione di Yahweh (nome impronunciabile)
Incontro fra culture
Dinamica culturale
- Cultura greca (vincitrice): cultura di "arrivo", offre la propria lingua
- Cultura giudaica (conquistata): cultura di "partenza", più antica e sacralizzata
- Compromesso necessario: rinuncia inevitabile nel processo di traduzione
Conseguenze storiche a lungo termine
Impatto sul cristianesimo
- Accessibilità: testo finalmente comprensibile oltre i confini della Palestina
- Riferimento dottrinale: diventa base per i cristiani del I secolo d.C.
- Contesto storico: dottrina cristiana ancora imprecisa e poco conosciuta nel I secolo
Valutazione generale
- Effetto duraturo: uno degli impatti più significativi nella storia delle culture umane
- Portata universale: dalla tradizione locale a influenza mondiale
LEZIONE INTEGRALE
La biblioteca di Alessandria e l'ellenismo sono collegati per diversi motivi. Il primo è cronologico: la città di Alessandria d'Egitto è stata fondata, e intitolata a se stesso, da Alessandro Magno all'inizio del suo espansionismo (nel 331 a. C.), la Biblioteca è frutto dell'iniziativa di Tolomeo II nel secolo successivo e l'ellenismo è il periodo storico culturale che inizia convenzionalmente con la morte di Alessandro Magno per concludersi con la nascita dell'impero romano per volontà di Ottaviano Augusto (dopo la battaglia di Azio del 31 a.C.). In alternativa a ellenistico si utilizza anche il termine alessandrino (età ellenistica o alessandrina). Un secondo motivo alla base del collegamento risale all'elemento di grecità al quale tanto la biblioteca quanto la cultura fanno esplicito riferimento: la lingua (detta anche koiné, ovvero lingua comune) e la cultura di riferimento sono entrambe greche.
Il nostro interesse nei riguardi delle biblioteca di Alessandria si riassume quindi in questo interrogativo: quali attività si svolgevano nell'ambito di questo polo culturale?
Con attività possiamo intendere studi e composizioni: nella biblioteca di Alessandria i dotti dell'epoca, di varia provenienza geografica, studiavano e riordinavano (trascrivendo, correggendo, traducendo) testi di grammatica, filosofia, scienze, religione, ma componevano anche opere poetiche, storiche, epiche. Quando diciamo testi, intendiamo rotoli o (in latino) volumina, lunghe strisce in papiro o pergamena (o cartapecora) sulle quali si scriveva con l'inchiostro (uso attestato già nel III millennio a. C. proprio in Egitto). La biblioteca era dunque anche un luogo di conservazione e di attivazione del pensiero.
La nostra attenzione si concentra ora in particolare sull'attività di traduzione. Sempre Tolomeo II è stato il promotore dell'iniziativa di traduzione più impegnativa del periodo precedente alla nascita di Cristo, che utilizziamo per la datazione cosiddetta occidentale. Nel 286 a. C (p. 267 nostro libro) convocò, secondo la tradizione, 70 dotti ebrei di Gerusalemme che tradussero dall'ebraico in greco il testo sacro, ossia la Torah (dalla radice che significa insegnare, tradotta in greco con nomos, in latino con lex) ossia il Pentateuco, i 5 libri che compongono il Vecchio Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Alla base della richiesta di traduzione una duplice motivazione: esercitare un controllo culturale su una popolazione, quella ebraica, che la conquista di Alessandro aveva incorporato nella sfera d'influenza greca; dotare la comunità ebraica stanziata in Egitto (e divenuta numerosa nel giro di un secolo) di un testo più comprensibile per chi aveva dovuto, per necessità comunicative quotidiane, apprendere il greco a scapito della lingua di provenienza. Ovvio che gli ebrei ortodossi vedessero con sospetto l'operazione, in particolare per via della natura divina del Libro, ritenuto per fede una diretta espressione del loro dio, l'impronunciabile Jaweh.
In questa operazione di traduzione si manifesta una tipologia precisa di incontro fra culture, intendendo da una parte quella greca (o grecizzata) dall'altra quella giudaica: la prima (vittoriosa, per così dire, da un punto di vista geopolitico, dal momento che è la cultura degli occupanti) si propone come quella di arrivo e offre come strumento comunicativo la propria lingua, mentre la seconda rappresenta quella di partenza, più antica e sacralizzata da una rivendicazione ben precisa, quella di trasmettere la voce di un piano divino. Questa seconda, che tuttavia per certi aspetti sembra poter vantare una superiorità, si presta all'avvicinamento proposto nella consapevolezza (pensiamo) di dover probabilmente rinunciare a qualcosa, come sempre avviene quando si proceda a tradurre. Nello stesso tempo l'evidenza storica ci dice una cosa inconfutabile rispetto alla traduzione condotta dai 70: che questo testo, finalmente comprensibile anche di là dai confini ristretti del solo popolo ebraico stanziato in Palestina, diventerà il punto di riferimento dottrinale del cristiani, nel periodo in cui (il I secolo d. C.) la loro dottrina era ancora molto imprecisa nei suoi fondamenti e nelle sue testimonianze, al punto che ben pochi storici del I secolo d.C. erano in grado di stabilire chi essi fossero effettivamente. Per questo motivo, senza addentrarci di più nel discorso, possiamo dire che l'operazione di traduzione voluta da Tolomeo II ha determinato uno degli effetti di più lungo periodo che si possano ricostruire nella storia delle culture umane.
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