TUTTE LE LETTURE/ANALISI DELL'ODISSEA (in fieri)

Dal libro di testo: Odisseo e Calipso (libro V, p. 187); Odisseo e Nausicaa (libro VI, p. 193); Circe la maga (libro X, p. 203), Nella grotta di Polifemo (libro IX, p. 211), Nel regno dei morti (libro XI, p. 219), Sirene incantatrici (libro XII, p. 229), La nutrice Euriclea (libro XIX, p. 244), Penelope e Odisseo (libro XXIII, p. 255).

Odisseo e Calipso

CONTESTUALIZZAZIONE

L'approdo all'isola di Ogigia, nell'estremo occidente, ai confini del mondo conosciuto, avviene quando ormai Ulisse è rimasto solo: i compagni sono stati puniti con la morte da Zeus, per aver violato il divieto di cibarsi delle vacche sacre del Sole (Apollo, Iperione). Da un certo punto del  VI libro sarà direttamente Ulisse, ospite del re dei Feaci Alcinoo nell'isola di Scheria, dove è giunto perché la madre Atena, intervenuta presso gli dei, ha favorito la sua liberazione dalla prigionia della nasconditrice Calipso, a raccontare. Si è quindi conclusa la sezione iniziale e a sé stante della cosiddetta telemachia, condotta in assenza di Ulisse, e quest'ultimo ricompare sulla scena della narrazione nella doppia veste di protagonista e poi anche di  narratore delle proprie gesta. I versi seguenti sono ancora cantati dal narratore di primo grado (Omero), che verrà sostituito da quello di secondo grado (Ulisse) solo una volta che questi inizierà a rievocare il viaggio alla corte dei Feaci. 

ANALISI E COMMENTO vv. 149-227/263-271 (libro V)

La scena si apre con Ulisse, preda della nostalgia, consumava la vita sospirando il ritorno, che viene raggiunto sulla riva del mare da Calipso, alla quale Zeus ha inviato l'ordine di lasciare che l'eroe riprendesse il viaggio di ritorno a Itaca. Il poeta sottolinea che egli non era più attratto dalla ninfa, ed era costretto a compiacere i suoi desideri,  di notte giaceva assieme a lei, anche per forza, per poi trascorrere le giornate straziandosi il cuore in lacrime e gemiti. Il dialogo fra Ulisse e Calipso è condotto in modo da rilevare una volta di più la metis di Ulisse, che manifesta i suoi sospetti nei confronti della dea: teme che la sua proposta di costruirsi una zattera e di partire finalmente per Itaca nasconda un'insidia da parte sua. Calipso lo loda, per questo, sei davvero un furfante e decisamente non sciocco, ma lo rassicura, ricorrendo addirittura a un giuramento, mi sia testimone la terra e il vasto cielo di sopra, e la corrente dello Stige, relativamente alla sua lealtà nei suoi confronti. I due banchettano insieme un'ultima volta, e Calipso gli rivolge una domanda evidentemente retorica: davvero vuoi tornare subito alla tua casa e alla tua patria? E aggiunge: ma se tu nel tuo cuore sapessi quanto dolore ti serba il destino prima di giungere in patria, resteresti qui ad abitare con me questa casa e saresti immortale. Calipso non si dà pace, è evidente, del fatto che Ulisse possa preferirle una donna mortale e un'esistenza che inevitabilmente si concluderà con la morte. Si tratta del modo trovato da Omero per esprimere quanto la vita possa essere attraente per gli umani, anche quando siano del tutto consapevoli (come nel caso di Ulisse) del fatto che possa procurare terribili dolori. Per la prima volta  in letteratura si manifesta questo sentimento, messo a contrasto con un suo opposto, ovvero l'apprezzamento per l'immutabilità di una condizione, ossia quello che possono offrire gli immortali: una vita non vita, perché priva di sfide e di insidie, compresa quella definitiva della morte. Dopo questo dialogo, Ulisse e Calipso si intrattengono insieme un'ultima volta: e stando insieme, godettero dell'amore

In quattro giorni Ulisse appronta una zattera ed è pronto a partire, rifornito abbondantemente di viveri di Calipso e accompagnato da un vento favorevole inviatole da lei. Il viaggio prosegue felicemente per venti giorni, allorché  si scatena una tempesta, al cessare della quale Ulisse, stremato, approda all'isola dei Feaci, dove si addormenta vicino alla foce di un fiume. 

Odisseo e Nausicaa vv. 85-213 (libro VI)

CONTESTUALIZZAZIONE

Venti giorni in zattera e infine una tempesta al termine della quale approda sull'isola dei Feaci, a Scheria, addormentandosi nelle vicinanze di un fiume. La narrazione avanza e siamo nel VI libro. La voce narrante è ancora quella onnisciente del cantore di primo grado, Omero, il cieco veggente. Mentre l'eroe stremato dorme, la madre Atena si dà da fare: appare in sogno a Nausicaa, figlia del re di Scheria Alcinoo, per invogliarla a recarsi al fiume a lavare i panni per quello che sarà il suo imminente matrimonio. Dopo il lavacro, le fanciulle si mettono a giocare a palla e svegliano con le loro grida Odisseo. 

ANALISI E COMMENTO

Guida: 

l'eroe brutto: perché?

la metis di Odisseo e il confine indistinto fra verità e menzogna

il carattere di Nausicaa

Circe la maga, p. 203

CONTESTUALIZZAZIONE

Siamo ormai nel X libro, il narratore di secondo grado è arrivato a ricostruire quello che avviene a Eea, isola di fronte a Cuma, lungo le coste dell'Italia, dove approda con una sola nave e meno uomini di quando è partito, con ben dodici imbarcazioni, da Troia (i feroci Lestrigoni, giganti antropofagi, per ordine del loro re hanno compiuto uno sterminio, dal quale è scampata solo la nave su cui si trovava Ulisse, ancora fuori dal porto situato in Sardegna). Circe è figlia del Sole ed ha poteri magici. Ulisse è attratto dalla prospettiva di sbarcare in questo regno sconosciuto e così ferma la navigazione e decide di inviare solo metà dei compagni a ispezionare la terra. La scelta cade sul gruppo al quale non appartiene lui ma Euriloco, che si dirige verso una dimora dalla quale proviene un canto dolcissimo: sulla porta appare Circe, che invita a entrare. Solo Euriloco resta, sospettoso, fuori. 

MATERIALE

Appunti da Pietro Citati, La mente colorata (pp. 181 e sgg.).





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