PRIAMO E ACHILLE - 8 aprile (collegato a lavori di scrittura, compreso scritto su fortuna)
Dal libro di testo, pp. 146-150
Contestualizzazione
L'episodio dell'incontro fra Priamo e Achille è cantato nell'ultimo libro dell'Iliade, il XXIV, ai versi 469-596. Non avviene per iniziativa umana, ma è predisposto da volontà divine convergenti: tanto gli dei protettori di Ettore e dei Troiani (Apollo, Ares, Afrodite) quanto quelli che sono dalla parte di Achille (Atena, Ermes, Efesto, Poseidone, la madre dell'eroe Teti) non sopportano più (c'è un limite anche per chi gode di prestigio eroico) gli atti di sfregio che il greco compie sul cadavere del nemico, il quale peraltro prodigiosamente resta intatto nella sua bellezza (acuendo così l'ira di Achille). Per questo motivo, quindi, Zeus interviene utilizzando come tramite presso l'acheo della madre Teti: deve convincerlo a restituire il cadavere di Ettore al padre Priamo. Quanto a Priamo, gli invia la messaggera Iride, affinché lo induca a recarsi da Achille per chiedergli la restituzione. Si capisce, quindi, che Zeus cerca di attivare due sentimenti differenti nell'animo dei protagonisti: da una parte di indurre Achille a rispettare il lutto del genitore al quale ha sottratto il figlio, dall'altra a spingere Priamo a umiliarsi (come re, ma non come padre) di fronte al nemico vincitore.
Commento con citazioni dal testo
Priamo entra nella tenda di Achille come un ospite inatteso, quasi di soppiatto e compie una serie di gesti che lasciamo sia la poesia a esprimere: il grande Priamo entrò non visto, ed avvicinatosi abbracciò le ginocchia di Achille, baciò le sue mani tremende, omicide, che a lui tanti figli avevano ucciso. Priamo ha interiorizzato il comando arrivato da Zeus attraverso Iride, ovvero quello di modificare la sua postura di re che comanda e ordina in quella di uno che implora e supplica. L'abbraccio delle ginocchia, nel linguaggio degli antichi, è quello dei minori verso i maggiori, è un atto di sottomissione. C'è un crescendo un climax (figura retorica che significa scala, gradazione, in questo caso appunto verso l'alto) fra il primo gesto, abbracciare le ginocchia, e il secondo, baciare le mani, perché queste ultime (la poesia lo esplicita) sono insanguinate, e il sangue in questione è quello dei figli di Priamo. Priamo, canta il poeta, stupisce tutti i presenti, Achille compreso, con questa sua entrata, e poi inizia a parlare. Nelle prime parole risuona un appello sentimentale, ricordati del padre tuo, finalizzato a portare alla memoria e all'attenzione di Achille chi sia colui che gli sta parlando. Non tanto il re del popolo nemico che è compito dell'eroe annientare, quanto il padre di un altro eroe che ha avuto la ventura, o meglio, la sventura (è pur sempre una questione di destino) di combattere con lui. Questo padre che lui è, un padre di figli tutti morti, chiede al figlio di un altro, un figlio sopravvissuto, di pensare a come si possa sentire il suo, di padre, sapendo che lui è vivo. La risposta è: tuo padre, sapendo che tu sei vivo, gioisce nell'animo suo, e spera di giorno in giorno di vedere suo figlio tornare da Troia. Qui dunque finisce l'analogia fra Priamo e il padre di Achille, Peleo: qualunque cosa gli stia accadendo di male, qualunque rovina incomba su di lui, può pur sempre rincuorarsi pensando che Achille è vivo. Priamo, invece, ha perso tutti e cinquanta i figli avuti da Ecuba e da altre donne della sua casa. E ora anche Ettore, l'ultimo, è morto. Su, Achille, rispetta gli dei e abbi pietà di me, [...] ho sopportato quello che al mondo nessun altro mortale, di portare la mano alla bocca dell'uccisore di mio figlio, conclude la sua supplica Priamo, che riesce con questo richiamo all'amore e alla pietà a scuotere l'animo di Achille. L'evento davvero stupefacente si realizza a questo punto: entrambi piangono disperatamente, l'uno nel ricordo di Ettore, l'altro in quello del padre e, aggiunge il poeta, anche in quello di Patroclo. Il primo a riprendersi è Achille, che rivolge a Priamo parole di lode e di ammirazione: ha osato venire da solo al suo cospetto, hai un cuore forte come l'acciaio. Poi la scena, dopo questo crescendo di emozioni, prende la piega di un racconto gnomico, ossia fonte di insegnamento, quando Achille inizia a dire che gli dei stabilirono questo per gli infelici mortali, vivere in mezzo agli affanni; loro invece sono sereni. Due giare sono piantate sulla soglia di Zeus, piene di doni che egli largisce, l'una di mali, l'altra di beni; l'uomo cui dà mescolando Zeus che gode del fulmine, s'imbatte ora in un male, altra volta in un bene; ma colui cui dà soltanto sciagure, lo fa miserabile, una fame tremenda lo spinge su tutta la terra divina, se ne va disprezzato sia dagli uomini sia dagli dei.
L'immagine è funzionale, per Achille, a descrivere cos'abbiano riservato gli dei a suo padre Peleo: la fortuna di essere un re ricco e rispettato, la mala sorte di avere un discendente, Achille, destinato a morte precoce e a combattere lontano dalla sua casa. Lo stesso, prosegue Achille, si può dire di Priamo: ricco, con tanti figli, potente, e poi rovinato dalla guerra e dai massacri. Conclude, però, quasi invitandolo ad andarsene senza più piangere per il figlio morto. Priamo, allora, gli rivolge energicamente la sua richiesta: la restituzione del figlio in cambio di un carro pieno di oggetti preziosi. Achille accoglie la proposta con corruccio e, per così dire, ristabilisce quella è la verità dei fatti: gli dei sono intervenuti, sia con lui sia con Priamo, per promuovere questo scambio, e quindi non c'è più bisogno di parole umane. Un'ira trattenuta lo coglie e Priamo prova paura. Dà però ordine di preparare Ettore a essere portato via dal padre, non prima di essere stato rivestito e cosparso d'olio. Quindi Achille stesso l'alzò, l'adagiò sopra la bara, i compagni quindi lo posero sopra il carro ben lucidato. Le ultime parole della scena che stiamo seguendo sono nuovamente frammiste di lacrime: Achille chiede scusa a Patroclo per essersi indotto a questa restituzione. La vendetta non ha mai fine, nell'orizzonte di Achille, e una vera pace è assente da questo episodio.
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