ODISSEA: DAL PROEMIO ALLA STORIA ALLE CARATTERISTICHE DELL'EROE
Riprendo, per comodità di studio, la struttura dell'opera: dal I al IV libro TELEMACHIA; dal V al XII Ulisse, alla corte dei Feaci nell'isola di Scheria, dove è approdato, grazie all'aiuto della madre Atena che lo sostiene durante il viaggio dall'isola di Ogigia, ripercorre tutte le tappe del suo nostos, dalla partenza da Troia fino a Scheria; dal XIII al XXIV Ulisse, tornato a Itaca con l'aiuto dei Feaci, la libera dai pretendenti (i Proci, in greco mnestéres, in latino proci, sono principi di isole vicine a Itaca).
dal Proemio, vv. 1-21 (nostro libro pp. 169-170, trad. Calzecchi-Onesti)
- Ricco di astuzie e errò si collegano e contribuiscono a definire quell'uomo dalla mente variopinta (polùtropon, letteralmente versatile, in greco) che è Ulisse: dopo aver contribuito alla caduta di Troia con l'inganno del cavallo, non riesce a tornare subito (il suo nostos è il più lungo di tutti: 10 anni) e compie un viaggio che lo porta a conoscere la mente (l'animo, i propositi) di molti uomini e città e a provare molti dolori nel tentativo di riportare in patria se stesso e i suoi.
- Follia e pazzi sono collegati con gli uomini di Ulisse, che l'eroe non riesce a salvare proprio perché, a differenza sua, sono privi di metis (in greco astuzia, intelligenza) e compiono un atto sacrilego, mangiarono i bovi del Sole Iperione (l'episodio, narrato ai feaci nel XII libro) avviene sull'isola del Sole, poco prima che Ulisse approdi, dopo aver perso tutti i compagni, a Ogigia). Nella protasi del proemio, nell'esplicitare e anticipare la vicenda, il poeta individua quindi una responsabilità da parte dei compagni di Ulisse nell'aver impedito un proprio felice ritorno a casa.
- Dal decimo verso, conclusa la parte proemiale strettamente intesa, Ulisse viene connotato come solo, intento a sospirare il ritorno e la sposa, trattenuto dalla ninfa Calipso (la nasconditrice) negli antri profondi, mentre tutti gli altri erano a casa. Questo sottolinea la sua unicità, lo rende portatore di un eroismo di specie differente rispetto a quella che si è andata delineando nell'Iliade: le prove per lui non finiscono con la guerra (non è solo un eroe guerriero) ma continuano e si configurano come prove esistenziali, che coinvolgono la sua interiorità (con Calipso deve scegliere se rinunciare all'immortalità che la dea gli offre pur di ritornare da Penelope a Itaca) e il suo senso di responsabilità nei confronti di altri. Neppure tra i suoi, canta Omero, Ulisse è al sicuro dalle prove, e la precisazione che sia l'implacabile ira di Poseidone a costituire l'ostacolo fondamentale per lui risulta alla fine quasi rassicurante: esiste una spiegazione se per qualcuno la vita è particolarmente difficile, anche se tale ira è palesemente un espediente narrativo, dato che quello che l'Odissea racconta è il destino di Ulisse, che non poteva in alcun modo essere cambiato.
Commenti
Posta un commento